Spello

Spello

La città (219 m. sul livello del mare) è situata sull'estremo declivio del monte Subasio, sopra un'affluente di destra del Topino.
Chiamata Hispellum dai romani che la fecero Municipio, pare che il nome derivi dal suo mitico fondatore, Ispeo Pelisio, uno dei compagni di Enea, perdutosi durante il viaggio.

Nel 41 a. C., dopo la guerra con Antonio, Ottaviano Augusto si impadronisce di questa città che era antico centro umbro e ne fa la Colonia Iulia Hispellum: la Splendidissima Colonia Iulia, com’è chiamata in diverse iscrizioni, dotata di mura, terme, teatro e impianto urbanistico giunti sino a noi.
Nel 487, si ha la prima notizia sicura dell’esistenza di un vescovo a Spello, segno dell’avvenuta penetrazione del cristianesimo.
Viene conquistata dai Longobardi  nel 571 così la città entra a far parte del Ducato di Spoleto.
Tra il XII e XIII sec., Spello si dà un ordinamento comunale e si suddivide nei tre terzieri (quartieri) di Porta Chiusa, Mezota e Posterula; è retta da un podestà, amministrata dai priori e difesa da un piccolo esercito.
Nel 1238, la città viene distrutta da Federico II, perché coinvolta nella lotta tra Spoleto e Perugia, cioè tra la Chiesa e l’Impero. Il partito ghibellino prevale fino al 1358.
Nel 1358, il cardinale Albornoz recupera alla Chiesa il Ducato di Spoleto, e con esso Spello che entra nell’orbita dei Baglioni di Perugia, anche se il potere è conteso da altre signorie.
Tra il 1484 ed il 1583, il Papa concede Spello in vicariato ai Baglioni di Perugia, che arricchiscono il borgo di capolavori del Rinascimento.
Pur avendo ricevuto il titolo di “città” da Papa Leone XII, il ritorno alla Chiesa nel 1829 coincide con la decadenza di Spello.

La visita di Spello inizia dalla sua parte più bassa, meridionale, ancora cinta dalle Mura Romane ben conservate, nelle quali si aprono, sulla Via Roma, la Porta Urbica, e sulla Piazza del Mercato la grandiosa Porta Consolare, del I sec. a. Cristo. La porta è affiancata da una torre medievale.
Salendo per la Via Consolare dopo la curva, ci si imbatte nella Cappella Tega, del XIV sec., originariamente dedicata a S. Anna, contenente degli affreschi giovanili di Nicolò di Liberatore (Alunno) del 1461.
iù avanti, sulla destra dello slargo intitolato a Matteotti, si erge la Chiesa di S. Maria Maggiore. L‘edificio originario del 1025 appartenne ai Camaldolesi dell‘abbazia di S. Silvestro di Collepino, ricostruito nel 1285 in forme romaniche, poi ingrandito in lunghezza nel 1644, demolendo il precedente portico e spostando in avanti la facciata di 7 metri, conservando però le decorazioni con ghirlande di foglie d‘acanto del portale romanico. L‘interno a croce latina presenta delle volte a crociera ed è allestito con ricchi altari del XVIII secolo.

porta

Sul lato sinistro si apre la Cappella Baglioni, commissionata nel 1500 dal futuro vescovo di Perugia Troilo Baglioni, con un pavimento in maioliche di Deruta (1526) e decorata da affreschi del Pinturicchio (1501), considerati i migliori della sua produzione: le „Sibille“, „Annunciazione“ , „Adorazione dei pastori“, „Arrivo dei tre Magi“ e „ Disputa nel tempio“. Prima del transetto, un pulpito in pietra serena rinascimentale di Simeone da Campione (1545). Dal braccio sinistro della crociera si accede alla Cappella del Sacramento (1478), con un tabernacolo del 1562, e da una ulteriore porta, all‘Oratorio dei Canonici, con un altro affresco del Pinturicchio, „Madonna col Bambino“. Il ciborio dell‘altare maggiore (1515) corrisponde ad uno schema del Brunelleschi: è stato realizzato da Rocco di Tommaso da Vicenza. I capi dei profeti in terracotta sono stati aggiunti solamente nel 1562. Sui pilastri ai lati del tabernacolo, due affreschi del Perugino (1521), „Pietà“ e „Vergine in trono“. Nella Cappella del Crocifisso (braccio destro della crociera) ancora un affresco del Pinturicchio (1503): „Madonna col Bambino e i Ss. Giacomo e Bernardino“.

Sempre su Piazza Matteotti, la Chiesa di S. Andrea, edificio originariamente romanico del XII o XIII sec., è stata più volte ristrutturata. Per motivi statici, fu necessario l‘innalzamento di una ulteriore parete interna a destra. Sulla sinistra si apre una cappella di costruzione precedente all‘attuale edificio. Contiene degli affreschi di scuola folignate del XV secolo. Nella prima nicchia di sinistra, „S. Caterina“ e „S. Lucia“ di Ascensidonio Spacca (il Fantino di Bevagna, primo XVII sec.). Sul lato destro, nella prima nicchia, „Sacra Famiglia e santi“ di Tommaso Corbo (1532); nella seconda, „Sogno di Giuseppe“, di Dono Doni (metà XVI sec.); di seguito frammento di affresco della Vergine sulla parete originale. Nel transetto destro, tavola del Pinturicchio (1508), „Madonna col Bambino e santi“ e sul pulpito ligneo, un suo tondo dipinto.

Proseguendo per Via Cavour si raggiunge Piazza della Repubblica con il Palazzo Comunale Vecchio, costruito nel 1270. Conserva di originario il loggiato ad archi ogivali, coperto oggi a volte, e tre bifore romaniche al primo piano. Una scala esterna che conduceva alla sala superiore è stata demolita. Il palazzo ospita la Raccolta Archeologica Civica, con stele sepolcrali, sculture ed epigrafi, e la Pinacoteca Civica, che raccoglie fra l‘altro opere dello Spagna (1522), „Incoronazione di Maria tra angeli, S. Francesco e santi“ e „S.Caterina e S. Cecilia“; un polittico e un trittico di Giovanni di Corraduccio; un dipinto di Ascensidonio Spacca e tavole di artisti umbri del XIV e XV secolo.
L‘antica piazza medievale è stata pesantemente compromessa dagli edifici moderni. Un tempo qui sorgeva il foro della città romana, che per via del terreno scosceso ebbe bisogno di imponenti strutture di sostegno, ancora in parte visibili presso il parcheggio di S. Andrea, a ridosso dell‘omonimo convento, sotto alla scuola e in Via S. Filippo. L‘edificio a destra della scuola fu una rocca albornoziana, in seguito abitata dai Baglioni di Perugia.

Sulla destra di Via Garibaldi si erge la Chiesa di S. Lorenzo, eretta originariamente nel VI sec. in onore a S. Ercolano, poi ricostruita nel 1120 e trasformata nel 1540, conservando alcuni elementi romanici nella facciata rinascimentale. Sopra al portale di sinistra, un frammento in bassorilievo altomedievale del VIII o IX secolo. L‘interno a tre navate fu ristrutturato nel XVII secolo. A destra dell‘ingresso, un affresco del XIV secolo. Al primo pilastro di destra, un tabernacolo scolpito in pietra caciolfa della fine del ‘400, di fronte, un affresco raffigurante S. Bernardino da Siena, che aveva predicato in questa chiesa. Nella prima cappella di destra, una scultura lignea della Vergine, donata da S. Bernardino (1438). Un altro tabernacolo (1589) si trova nella settecentesca Cappella del Sacramento (seconda di destra), progettata da Giuseppe Piermarini. Notevole anche il coro ligneo nell‘abside di Andrea Campano da Modena (1530-31) e il pulpito ligneo intagliato sul secondo pilastro sinistro (1600).

Continuando per Via Giulia, che segue il limite della cerchia di mura romane, si passa accanto all‘Arco di Augusto. Ne rimangono solamente i pilastri laterali con l‘attaccatura dell‘arco. La Via Giulia termina davanti alla Chiesa e Convento di S. Maria di Vallegloria, convento delle Clarisse edificato intorno al 1320. La facciata presenta in forme gotiche lo schema classico romanico con un portale sormontato dal rosone centrale.
Da qui si prende per Via dei Cappuccini verso la Porta dell’Arco Romano, di epoca repubblicana, con doppia ghiera di cunei ad arco, seminterrato, con le fenditure per il passaggio della cateratta. Alla sua sinistra si alzano le Mura e il torrione della Rocca, i resti della fortezza fatta erigere dal Cardinale Albornoz. L‘area è occupata dal Convento dei Cappuccini, che ingloba l‘antica pieve di S. Severino, cui appartiene la facciata romanica del 1180, corrispondente all‘abside dell‘attuale chiesa.

Dal Belvedere si scende verso la seconda porta monumentale romana, la Porta Venere, che prende il suo nome dalla sua ubicazione in direzione di un tempio di Venere, che si pensa si sia trovato nell‘area della Villa Fidelia. Due imponenti torri in pietra locale affiancano la porta.
Uscendo da Porta Venere, si può raggiungere l‘Anfiteatro, del quale non rimangono che parti del podio e del corridoio. Costruito nel I sec. d. C., misurava 59 x 35 mt. Poco lontano si trova la Chiesa di S. Claudio, una chiesa romanica del XII sec., con la facciata leggermente asimmetrica, sormontato centralmente dal campanile a vela. Anche l‘interno, che si sovrappone a strutture romane preesistenti, è asimmetrico: l‘impianto pseudobasilicale a tre navate a destra è suddiviso da colonne, a sinistra da pilastri. Le decorazioni a fresco appartengono al XIV e XV secolo, fra cui un affresco di Cola Petruccioli, datato 1393.
Proseguendo oltre, si giunge alla Villa Fidelia (o Costanzi), costruita nel XVI secolo in un‘area dedicata a templi e terme, delle quali rimangono solo le sostruzioni per i terazzamenti. Vi furono trovati una statua di Venere e l‘epigrafe dei privilegi conferiti da Costantino alla città. La villa, circondata da un giardino all‘italiana, fu ristrutturata nel XVIII sec. e ancora all‘inizio del secolo. Ora di proprietà dell‘Amministrazione Provinciale, ospita la Collezione Straka-Coppa, una raccolta di opere e documenti d‘arte moderna e contemporanea.

Villa Fidelia

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